Se vuoi puoi. Veramente?

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“Se vuoi… puoi!” è una delle frasi che più mi ha tormentato nel corso della vita: da bambino quando non riuscivo ad andare in bici; da adolescente quando i risultati scolastici tardavano ad arrivare; da sportivo quando l’allenatore spronava me e la squadra a vincere il campionato, da adulto quando il mio capo mi assegnava i target commerciali.

Il noto proverbio volere è potere non rappresenta solo un’esortazione, ma anche un ammonimento nel non trovare scuse o alibi di fronte ad un eventuale fallimento.

Ma siamo proprio sicuri che la volontà sia sufficiente per conseguire gli obiettivi personali e professionali prefissati?

Secondo l’enciclopedia Treccani, il verbo volere significa “tendere con decisione, o anche soltanto con il desiderio, a fare o a conseguire qualcosa”.

Personalmente ritengo che se fosse sufficiente desiderare ardentemente qualcosa per ottenerla, ognuno di noi dovrebbe aver realizzato tutti i propri sogni. Ma la realtà mi dimostra spesso il contrario, anche quando si è operato con costanza e profuso grande impegno.

Raggiungere un obiettivo, realizzare un progetto, trasformare un sogno in realtà è la risultante di un insieme di variabili (tra le quali le proprie abilità, gli strumenti a disposizione, il contesto, le persone che ci circondano) non tutte da noi controllabili.

Forse è molto più realistico affermare che “Se non vuoi… non puoi”, ovvero che, se tu per primo non credi nell’obiettivo e non dai il massimo per conseguirlo, salvo clamorosi colpi di fortuna, sicuramente non riuscirai nel tuo intento.

Un po’ come dire: nessuno ti può garantire, anche se lo desideri fortemente, che se giochi tutte le settimane al Superenalotto primo o poi farai quel 6 che ti cambierà la vita, ma il non partecipare mai alla lotteria ti garantisce la matematica certezza della non vincita.

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