Teamcooking: che cosa resta dopo?

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Tanti selfie, qualche video divertente, il ricordo di tante risate, la toque e il grembiule con il marchio aziendale … Forse è un po’ poco per l’investimento di costi e di tempo sottratto alla produttività. Quali obiettivi si intendevano conseguire? Se l’intento era semplicemente quello di creare un momento ludico, che avvicinasse le persone e migliorasse una non ben definita capacità di fare squadra, allora se ci si affida ad un’organizzazione con esperienza in eventi aziendali e alla regia di trainer brillante e coinvolgente, il risultato è facilmente conseguibile.

Ma perché non utilizzare al meglio questa opportunità di formazione outdoor? La cucina è una perfetta metafora perché viene messa in gioco la capacità di una brigata di agire con creatività (dagli ingredienti all’ideazione di un piatto) e con organizzazione (pianificazione delle attività e dei tempi perché antipasto, primo, secondo e dolce siano impiattati in contemporanea). Molte le competenze da dimostrare: dal problem solving (capacità di fare tanto con poche risorse e scarti zero) alla sostituibilità e flessibilità nei ruoli, dalla leadership alla capacità di decidere in tempi rapidi, etc.

Ecco allora che briefing iniziale e de-briefing finale sono aspetti non solo integrativi ma irrinunciabili per aggiungere all’aspetto ludico, anche contenuti che favoriscano il confronto dopo la “sperimentazione sul campo”. Video e foto diventano così, non solo un modo per trattenere il bel ricordo ma anche uno strumento per analizzarsi e accrescere consapevolezza e motivazione ad affinare le proprie competenze.

Se non diamo un significato a questi eventi, non stupiamoci se poi le persone si domandano se tutti quei soldi spesi non potevano essere utilizzati per un apprezzato bonus! Che cosa ne pensate?

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